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“L’amore non si butta”. Una serata all’insegna dell’empatia in AlmaLuce Casa Funeraria

GLI EVENTI DI ALMALUCE

Giovedì 23 aprile 2026, nella cornice raccolta di AlmaLuce Casa Funeraria, si è svolta la presentazione del libro “L’amore non si butta” dell’autrice Giovanna Fumagalli Biollo. Un incontro intimo e profondo, capace di intrecciare libri e vita vissuta, conducendo i presenti in una riflessione autentica su temi spesso evitati: il dolore, la malattia e il lutto.

Ad aprire la serata è stato il titolare Marco Ferraro, che ha accolto e ringraziato l’autrice, il moderatore Luciano Gini e il pubblico intervenuto, sottolineando il valore di momenti come questo, in cui la condivisione diventa occasione di crescita collettiva.

Il dialogo si è sviluppato in modo naturale, alternando la lettura di alcuni passaggi del libro a domande e riflessioni.

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Entrare in punta di piedi

La prima domanda sul titolo del libro ha dato la possibilità di aprire la serata con un’immagine semplice ma potente, che racchiude il senso profondo del libro e che l’autrice ha voluto spiegare prendendo a prestito le parole di Stella Poli:

“Non ho mai capito dove finisce l’amore che non usi. Vorrei, da brava massaia, usarne gli avanzi per le polpette, concimarci le piante. Rimpastarlo, venderlo di seconda mano, placarlo, darlo al gatto, alle galline.

A pensare che finisca così in niente, non so, mi mette freddo dentro. Se non si può buttare il pane, figurati l’amore.”

Nel corso della serata, Fumagalli Biollo ha raccontato il suo rapporto con la scrittura, definendola prima di tutto uno strumento di comunicazione e di elaborazione personale. Attraverso il suo spazio online “Comodamente sedute”, offre supporto e condivisione, mentre nella dimensione privata affida alla scrittura pensieri e vissuti, soprattutto nei momenti più difficili. Proprio durante il lutto, ha sentito la mancanza di testi capaci di accompagnare davvero chi soffre, e da questa esigenza è nato il suo libro: un’opera che entra “in punta di piedi” nella vita delle persone, parlando direttamente al cuore.

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“Cosa dire? Niente. Cosa non dire? Tutto”

Significativo è stato il passaggio dedicato al comportamento da tenere nei confronti di chi vive un lutto. “Cosa dire? Niente. Cosa non dire? Tutto”, ha affermato l’autrice, evidenziando quanto sia complesso stare accanto al dolore altrui in una società che tende a rimuoverlo. Il suo invito è quello di restare “sulla soglia”, rispettando i tempi e lo spazio di chi soffre, senza forzature.

Con grande sincerità, ha poi condiviso la propria esperienza personale: la perdita del marito le ha “tolto uno strato di pelle”, rendendola però più sensibile al dolore degli altri. Un passaggio che ha sottolineato l’unicità di ogni percorso di sofferenza e la necessità di abbandonare l’idea di dover essere performanti anche nel dolore.

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Alla domanda sulla frase del libro “Ritrovarsi in un presente che non ti appartiene più”, l’autrice ha offerto una riflessione lucida sul tema del controllo e delle aspettative. Ha raccontato la rabbia iniziale, rivolta a Dio, al marito e a se stessa, per un futuro improvvisamente rubato. Un sentimento umano, attraversato e poi trasformato in un nuovo modo di abitare il presente, l’unico tempo che realmente possediamo. Dare significato a ciò che ci circonda, ha spiegato, può diventare un vero balsamo per il cuore.

Infine, si è parlato del “filo invisibile” che lega a chi non c’è più. Per Fumagalli Biollo, l’amore è ciò che rimane e che ci tiene legati a chi non c’è più: “Personalmente ho cercato nel mio presente dei punti di luce, dei segni che io ho letto come segnali della presenza di mio marito nella nostra vita. Questi punti di luce hanno saputo regalarmi dei sorrisi, sono dei regali che fa il tempo che passa. Alla fine davvero siamo noi a dover scegliere se essere il nostro più grande ostacolo o la nostra più grande forza: se guardiamo nel profondo scopriremo che siamo in grado di superare tutto, anche la paura e il dolore che la morte porta con sé. C’è in noi una grande forza, che è la forza della vita stessa.”

La serata si è conclusa con un momento di condivisione partecipata, in cui il pubblico ha potuto intervenire, arricchendo ulteriormente il dialogo. Un finale intenso, che ha confermato il valore di incontri come questo: spazi in cui il dolore può essere nominato, ascoltato e, in qualche modo, trasformato in occasione di vicinanza e umanità.